25 Gennaio 2010


25 gennaio 2010, torni ogni anno, anche più volte l’anno. Con rinnovata angoscia mista all’ansia del nuovo, che, di anno in anno, diventa meno nuovo.

E rivedo il sorriso amaro di mio padre allontanarsi e farsi sempre più piccolo, ai piedi della chiesa che mi ha visto, strillante, squarciare il silenzio. Il vento ulula da queste parti e la notte non è mai del tutto silenziosa, fatta di voci, schiamazzi in lontananza, rumori di auto che vanno e vengono a qualsiasi ora. La gente di Calabria sembra sempre indaffarata, anche se magari non ha nulla da fare, perchè c’è sempre qualcosa da disbrigare per sè stessi, un amico, un parente.

E rivedo il sorriso amaro di mio padre ai piedi della chiesa e risento la forza di mia madre, che cerca di trasmettermi normalità e coraggio. Li rivedo col contorno di nuovi suoni, sempre uguali, ma ogni anno nuovi o forse sono io ogni anno più nuova e ogni anno quindi più lontana da questa terra.

Certe cose, però, non cambiano. Certi riti restano, certe sensazioni hanno ormai scavato un solco dentro al cuore e così si tratta solo di passarci le dita sopra e tutto ritorna. All’indomani dell’ennesima partenza, l’apparente quiete notturna, il cuore in tumulto, il vento ululante, l’ansia per il nuovo, che ora è già un pò meno nuovo.

E rivedo il sorriso amaro di mio padre e la forza ostentata di mia madre, perchè noi donne dobbiamo essere in grado di affrontare tutto, se pretendiamo di partire un giorno per tirare fuori un io, che forse qui non saremmo mai riuscite a palesare, strette dalla morsa amorevole e soffocante di quel che deve essere.