Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere e altri condizionamenti.

yin-2730339_960_720“Per me che sono un tipo attivo…è davvero difficile fermarsi”. Ho utilizzato questo cliché qualche giorno fa e me ne sono pentita 5 secondi dopo. Troppo tardi.

Non è vero. E’ una menzogna bella e buona, ma quando ho pronunciato quella frase per un millesimo di secondo ci ho creduto sul serio, o almeno credevo di crederci. In realtà è stato un condizionamento. Già…uno dei tanti, ai quali ci arrendiamo, ci rassegniamo supinamente e…stupidamente, come se non farlo significasse fare la figura di quelle, che non hanno voglia di lavorare. E anche se fosse? Il male dove starebbe?

La società del consumo ci vuole super donne, super uomini, super mamme, super lavoratrici  e super lavoratori instancabili, che amano stare in ufficio h24, aborrano il riposo, dedicarsi ai propri hobbies, ai fatti propri, o all’ozio, come Russell intendeva. Questo vale per tutti, ma qui mi interessa affrontare la cosa dal punto di vista femminile.

Perché dovrei affannarmi a essere super produttiva? Senza mai un attimo di riposo, che se dovesse accadere oh mio dio che sciagura! Cosa penserebbero le femministe, quelle che hanno fatto tanto per portarci dove siamo, per darci un pezzetto di cielo? Sarei un’ingrata se col mio attimo di ozio rischiassi di mandare alle ortiche anni di lotte. Sono una donna, non sono una santa e devo pretendere l’autonomia economica. Devo pretendere da me stessa il massimo della produttività, lo pretende la società tutta, il suo sistema. Libera dal maschio schiavista,  quindi, che ci vorrebbe in casa a fare l’angelo del focolare. Ma vai a casa a fare la calzetta! Col cavolo io non ci sto a casa brutto pezzo di…

Non è vero! Ancora una volta è un condizionamento, un pensiero indotto. Perché se proprio devo dirla tutta, senza condizionamenti, io a casa a fare la calzetta ci starei pure, se fossi l’unica erede superstite di Steve Jobs. Sacrilegio! Lo ripeto: a c-a-s-a c-i s-t-a-r-e-i v-o-l-e-n-t-i-e-r-i! Dormire di più, fare le cose con calma, poter scrivere baggianate come questa tutti i giorni, dedicare più tempo a me stessa, andare a zonzo, guardare di più la natura, contemplare il tutto senza fretta. Mi sembra un sogno. Ma non si dice! O meglio non sono libera di confessarlo, perché la società del consumo e della super produttività ci ha imbruttite fino a questo punto. E noi abbiamo confuso il giusto anelito alla libertà, che ogni essere vivente deve avere, con una sfida eterna e meschina all’altro sesso, con la corsa sfrenata verso il “superdonnismo“. Si gioca a chi ce l’ha più dura…la pelle. Alla fine ci siamo ridotte a fare la gara a chi imita meglio chi? L’altro sesso? No, non mi va di scadere ancora in questo dualismo. A chi imita meglio ciò che di più negativo può esserci nell’essere umano.

Metabolizziamo e facciamo nostre le lotte femministe, ma non incarogniamoci vita natural durante. Il nocciolo della questione non è quanto si sia femministe, tutte lo siamo prima o poi, ma quanto abbiamo metabolizzato il femminismo, tanto da potercene affrancare e smettere di comportarci sempre come se dovessimo dimostrare qualcosa a qualcuno. Questa è una schiavitù. Perché se io SONO libera,  intelligente, capace, non ho bisogno di dimostrare al mondo quanto lo sia, né di dimostrare quanto la mia produttività sia superiore a quella maschile. Non è una guerra, non lo è mai stata. Ogni donna, il femminismo non mi darà torto, deve pretendere  e realizzare la propria libertà, comunque la si voglia intendere, per sé stessa, non contro qualcuno o qualcosa. Non sarebbe più libertà, ma prevaricazione finalizzata ad annientare.

SONO libera per me stessa e non contro qualcuno. E se non siamo abbastanza umane da capirlo, allora il femminismo ha perso, perché anziché creare donne libere, ha creato donne perennemente arrabbiate, che si affannano ad essere la brutta copia di un modello imposto. Donne schiave di un modello imposto, che non ci appartiene, o ci dovrebbe appartenere solo se lo vogliamo in tutta coscienza.

Il punto è questo: il modello da seguire che ci hanno propinato e che avremmo dovuto scegliere noi come donne, o meglio come esseri umani. Fa parte tutto di un condizionamento, del quale non siamo consapevoli. Come pretendiamo, dunque, di essere libere?

Pensiamoci, riflettiamoci quando la nostra lingua va più veloce del cervello e ci ritroviamo a proferire frasi tipo: “voi maschietti…”, “gli uomini sono tutti uguali”, “gli uomini sono assassini”, “non posso fermarmi perché sono un tipo attivo (ma dentro schiattiamo di stanchezza)”, “adoro stare in ufficio”, “ah ma si sa gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere”, “una donna  indipendente è forte e non ha bisogno di nessuno”.

Ritratto: adoro fermarmi e stare a casa a fare tutto quello che mi va, adoro leggere sul divano, oziare se di questo ho bisogno, perché come donna non ho niente da dimostrare a nessuno. Ma cosa più importante non ho nessuna guerra da portare avanti contro l’altro sesso, che mi guarda, a volte, disorientato, cercando di capire il motivo del mio affanno.

Non voglio fare la revisionista, ma solo riflettere sul fatto che la nostra società è troppo complessa, per semplificarla nei soliti dogmi, o spiegarla accettando i soliti condizionamenti mentali, fatti di dualismo a tutti i costi. Abbiamo bisogno, tutti, di riflettere, fermarci, contemplare e nel silenzio rimettere in discussione i dogmi e scovare i condizionamenti, che non ci consentono di essere davvero liberi. Non ci consentono, soprattutto, di evolvere relazionandoci col potenziale femminile, presente nell’universo maschile, e col potenziale maschile presente in noi, quando ci rapportiamo agli uomini.