Piazza Fontana: la madre di tutte le stragi. Il padre è lo Stato.

La madre di tutte le stragi. Il padre è lo Stato.

“…e penso al 12 dicembre ’69 lo stato delle stragi, lo stato delle trame…”.

Ben 48 anni dopo le nuove generazioni sono troppo attente alla corsa per i regali natalizi. La vecchia generazione è, invece, divisa tra chi vuole dimenticare e chi non vuole farlo, ma per gli scopi sbagliati.

12 Dicembre 1969, ore 16:37, una bomba esplode nella Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano.

Muoiono 16 persone e ne rimangono ferite altre 88. L’attentato segna l’inizio della strategia del terrore in Italia. E’ ora di chiamare le cose col loro nome: strategia del terrore fortemente voluta ai piani alti.

Alla fine di un lungo iter processuale risultò che fu un gruppo di neofascisti l’ideatore e l’esecutore materiale di quella, che è stata definita la madre di tutte le stragi. Prima di arrivare a questa conclusione si era, però, battuta la pista anarchica.

La pista anarchica crea sempre un pò di suspense in più, in ogni film hollywoodiano che si rispetti. Viene, dunque, arrestato il povero Valpreda, che si fa anche tre anni di carcere, la sua colpa? Avere idee anarchiche, che, si sa, sono le più violente.

La madre di tutte le stragi. ll padre è lo Stato.

Pochi giorni dopo, il 15 dicembre, Giuseppe Pinelli il ferroviere anarchico vola giù dalla finestra della questura di Milano, durante un interrogatorio illegale.  Suicidio dicono. Padre e marito, ferroviere, ma esaltato, perchè dalle idee anarchiche. Chissà che voglia di suicidarsi aveva. Io me lo immagino, mentre accusato ingiustamente di aver messo una bomba, pensa di porre fine alla sua vita, anziché dimostrare la sua innocenza. Ma era anarchico! E gli anarchici, si sa, sono così.

A parte questi “incidenti di percorso”, rimediati al momento, ve lo immaginate voi un gruppetto padovano di neofascisti, dalle teste rapate che, tra un cicchetto e l’altro al bar, progetta una strage di tali dimensioni? Da solo? Senza il supporto di nessun altro, contando solo su un arditissimo senso dell’onore e al grido di “boia chi molla”!

Cavoli che organizzazione!

Bene, trovati i reali colpevoli, ci aspettiamo che stiano ancora a marcire in carcere. Invece no! Al termine di un iter processuale durato circa 35 anni e sette processi in varie città d’Italia, tutti gli accusati della strage saranno sempre assolti. Alcuni verranno condannati per altre stragi, altri invece godranno della prescrizione evitando la pena. Nel 2005 la Corte di Cassazione concluderà sostenendo che la strage di piazza Fontana fu realizzata da “un gruppo eversivo costituito a Padova, nell’alveo di Ordine Nuovo” e “capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura”, non più processabili perché “irrevocabilmente assolti dalla Corte d’assise d’appello di Bari” per lo stesso reato. Al termine dell’estenuante processo, il 3 maggio 2005 ai parenti delle vittime verranno anche addebitate le spese processuali.

E’ uno scherzo? No non lo è! Si sa che la giustizia in Italia, oltre a essere rapida, è anche puntuale e falcidia i colpevoli. Giusto? E perchè lo stato ha deciso di addebitare le spese processuali alle vittime della strage, dopo aver fatto in modo, tra prescrizione, insabbiamenti, svenimenti e mal di pancia vari, di non condannare nessuno? Forse perchè i veri colpevoli non erano quelli, o quelli erano solo esecutori materiali di un progetto, un’idea che parte da molto più in alto, ai vertici dello stato, ai vertici del mondo. Forse perchè le vittime, diamine anche loro, è il caso che si fermino in questa ostinata ricerca della verità. E come ti convinco una vittima piena di dolore e con la voglia di andare avanti, a fermarsi? Semplice, lo stato sa come fare a indebolire qualsiasi anelito di giustizia e di libertà. Basta colpire al portafogli. Farvi capire che non siete nessuno finché il vostro conto in banca è al verde. Se poi a soldi siete messi bene, tranquilli, avrete comunque una famiglia e degli affetti, a cui tenete.

Ma questo è il tipico atteggiamento mafioso, direte voi. In certi contesti, probabilmente, i confini non sono così netti. 

In rete troverete tanto a riguardo, è superfluo che mi perda in dettagli e fatti già triti e ritriti.

Ma una cosa voglio ancora dirla. Non è così semplice e lineare come sembra. Lo stragismo in Italia e nel mondo non ha fazioni ben delineate. La rigida divisione in “buoni e cattivi”, come ci insegnavano a scuola, non esiste. Gli scopi di un attentato, una strage, non sono quelli che l’informazione “sana”, anti “fake news” si affanna a volerci far credere.

Basta analizzare i fatti, quante cose non tornano e sembrano strane. Il punto è che siamo così abituati ormai, che nemmeno ce ne accorgiamo più. Un ferroviere, reo di avere idee anarchiche, viene “suicidato” e ci sembra normale. Un povero cristo viene accusato e si fa tre anni di carcere e ci sembra plausibile. Lo stato, dal quale è giusto pretendere giustizia, ci addebita le spese processuali di un processo che non avremmo mai voluto affrontare e ci sembra quasi quasi anche giusto. Sì perché la norma processuale quello dice e quindi quello va applicato. I presunti colpevoli non verranno mai condannati e vabbè può capitare. A me tutto questo fa pensare a una sola cosa: insabbiamento. Fatto pure in modo grossolano.

Sono sicuramente visionaria, ma non sono l’unica. Noi tutti siamo in mezzo come agnello sacrificale, mentre “menti finissime” nell’ombra, ormai manco più tanto ombra, tramano i nostri destini, decidono cosa dobbiamo pensare e contro chi incanalare il nostro malcontento, affinché la nostra attenzione venga costantemente spostata e concentrata il più lontano possibile dal reale problema.

Non posso non pensare a questi nostri giorni. Strani giorni, in cui si assiste a una riproposizione del vecchio copione, quello degli anni di piombo per intenderci. Da una parte i neri e dall’altra i rossi, di nuovo.

Pensateci bene. Chi vi ha riproposto questo vetusto copione fatto di odio? E’ davvero farina del vostro sacco? Da dove è cominciato tutto? Scommetto che non ve lo ricordate. Il martellamento continuo, però, ve lo ricordate. Perchè oggi, nel 2017 ormai alla fine, devo ancora preoccuparmi dei neri, dei rossi, dei gialli, dei bianchi, dei verdi? Perchè a guerra finita, devo ancora pensare al passato? Non voglio rinnegare la storia o dire che le cose non siano mai accadute, anzi la memoria è importante. La memoria storica senza senso critico e visione d’insieme non serve a nulla e ci fa ricadere nell’inganno. Rifaccio la domanda: chi mi ripropone il vecchio copione e perchè?

Non ce ne accorgiamo, ma tutto ciò sta portando ad un escalation di odio molto pericoloso. E’ così che iniziò tutto in quegli anni. Certo oggi è diverso, c’è la crisi economica, il sistema capitalistico/consumistico ormai sta implodendo, perché incapace di garantire una vita dignitosa a tutti. Ma proprio per questo il malcontento e il disagio, che tutti avvertiamo sarebbe bene che venisse indirizzato verso la vera causa.

“Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia in fondo un’arma di distrazione…”

Io non ci sto a farmi manipolare, per indirizzare il mio disagio verso un falso problema, creato ancora una volta ad hoc. Come sempre lo schema: PROBLEMA REAZIONE SOLUZIONE sta funzionando. DIVIDE ET IMPERA funziona e funzionerà sempre…

“Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per vincolare il dissenso. Spingere le masse a combattere un nemico inesistente mentre il consumismo moderno striscia, si insinua e logora la società già moribonda”.
(Alberto Moravia intervista Pier Paolo Pasolini, “Incontro con…” Rubrica Rai 1973).